ci provo anch'io
PREMESSA: 29 ottobre, Piciuffolandia, classe blu, ore 9 di mattina.
La sottoscritta - afona da tre giorni - comunica a gesti con i genitori che le stanno consegnando gli invece queruli nani.
"Ancora senza voce, eh?" - fa la mamma di Tommino.
La sottoscritta emette un gutturale suono annuendo col capo.
"Vi ho portato queste - fa la simpatica rappresentante di classe, consegnandomi un lungo festone composto da zucche sorridenti - per halloween!".
La ringrazio sorridendo e mimando la parola "grazie" col mio labiale.
"E io vi ho portato questi - fa la mamma di Pisellino consegnandomi un altro addobbo composto da tanti scheletrucci danzanti che si tengono per mano - vanno bene,per halloween?"
Ancora mia assenso e silente gratitudine.
"Senti...che si può mettere ai bambini qualche maschera, per halloween? Non costumi veri e propri, magari, ma qualche cappellino, mantello, passatina con le corna per fare i diavoletti..."- aggiunge la mamma di Tommino.
Certo, le mimo a gesti, ottima idea.
"E anche qualche dolcino, qualche pizzetta...schicciatine, roba così - si unisce la genitrice di Tortellino, evidntemente preoccupata del mantenimento del peso della sua leggiadra creaturina - se non ti fa fatica, s'intende!".
A memoria, non ricordo un solo momento della mia vita in cui la presenza del cibo intorno a me mi abbia nanche lievemente infastidito.
Lascio e mamme a prendere accordi e raccatto i piciuffoli cercando di radunarli in cerchio con la forza dl pensiero.
A mia discolpa posso dire che nulla lasciava presagire i tetri avvenimenti che sarebbero seguiti.
Non più facoceri, ma alberi di Natale.
Che non è il tema portante di una nuova riforma della Gelmini, ma il tema della recità di natale, con cui ammorberemo i nani da adesso a metà dicembre.
Metà bambini dovranno vestirsi da albero di natale (avrò gli incubi a lungo) e metà da boscaioli ( psichiatra gratis per tutti, fra vent'anni, oh yeah!).
Accette di polistirolo verranno realizzate dalle manine operose delle maestre.
Mentre MaestraHitler spiegava il suo piano folle a me e ai miei torvi piciuffoli, il giovane Rapi mi si è addormentato in collo.
Vorrei farlo anch'io e svegliarmi per la befana.
Metà ottobre 2008, dialogo tra Pisellino e la sua Maestra Bia:
P:"Maestra...ma MaestraHitler è morta?"
MB:"Ehm...temo...volevo dire penso di no, tesoro, perchè?"
P:"Perchè io sto bene, senza, se torna ci fa rifare le prove della recita!"
MB:"Amore mio...è impossiibile, puoi stare tranquillo! La recita l'abbiamo già fatta, quindi le prove non servono più!"
P:"Mmmm...ma io non la voglio uguale! Devo chiederlo a Babbo Natale, di non farla venire?"
Fine ottobre 2008, collegio dei docenti, monologo finale di MaestraCatechista. La sottoscritta ha l'ipod nelle orecchie e scarabocchia un sudoku, ma ode le ultime parole:
MC:"...e per finire, care colleghe, una cattiva notizia. Sembra che la cooperativa di MaestraHitler quest anno non abbia avuto l'appalto per deliziarci con la sua leggiadra presenza...ma io in persona mi sto mobilitando per riaverla!
Una speranza riaffiora. Potrei addirittura ricominciare a considerare l'ipotesi che il canuto vecchietto amico di renne e folletti esista.
5 novembre 2008. Piciuffolandia, sezione blu, ore 13 00. La maestra e i piciuffoli digeriscono caparbiamente la coriacea fettina/soletta.
"Toc toc..." - si ode alla porta.
"Chi è...? - sussurra fiduciosa la sottoscritta.
La porta si spalanca.
E io ho il visetto dolente di una fanciullina che ha appena visto dal buco della serratura la mamma e il babbo piazzare di soppiatto i regali sotto l'albero, al posto dell'inesistente barbuto signore.
MaestraHitler - appesantita da 20 kg circa in più, concentrati tutti sul culo, tra l'altro - entra sbatacchiando l'uscio nella mia oasi di pace.
"Non mi venite a baciare, bimbi... - ringhia - siete pieni di germi, non mi voglio mica ammalare per colpa vostra!"
Una ventina di facce la guardano. Dubito che anche solo uno di loro abbia mai pensato di avvicinarsi a lei nemmeno se fosse ricoperta da ovini kinder.
"Questo è l'orario...vedi di fartelo andare bene, perchè io ci sono solo di venerdì...cominciamo da venerdì prossimo, sei contenta?"
Iuppi.
"Ah...e ho già delle grandiose idee per lo spettacolo di natale...ho scritto una sceneggiatura da urlo...basta cominciare subito a lavorare sodo, però!"
Iabadabadu.
"E questo chi è...(indica Rapi che la fissa minaccioso reggendo con una mano una matita a mò di trincetto, con l'altra saldamente la mia gamba)? Ah, certo te sempre questi tipi che non parlano italiano, ti scegli....tanto per far fare il doppio di fatica a me per fargli imparare quello che c'è da fare!"
Sorrido fintamente e mi tengo le mani per non tirargli una labbrata di bentornato.
"Ah...comunque se sono tornata l'ho fatto per farvi un favore....MaestraCatechista ha insistito tanto che mi sono iscritta in un'altra cooperativa per tornare a lavorare da voi...quindi vediamo di comportarsi bene, capito voi, bimbetti?"
I bimbi tacciono.
Io taccio.
Rapi ringhia qualcosa in Rapese.
Io spero che MaestraCatechista abbia la diarrea cronica da qui a fine anno.
Sono stata via da queste pagine, lo so...e non vi ho nè avvertito nè salutato.
Scusatemi...Ma non ero la stessa...non vi avrei fatto sorridere.
Sono stata un po' in un angolo, a leccarmi ferite lunghe da spiegare, e prendere una penna - o un mouse e una tastiera - in mano, avrebbe significato per me entrare inevitabilmente troppo nel personale, e avere una scusa per crogiolarmi in uno stato di malessere di fronte al quale invece avrei dovuto reagire.
Se l'ho fatto, mai come in questo periodo è stato per loro...i piciuffoli.
Stanno bene, loro...benerrimo, oserei dire. Credo che ancora più dell'anno scorso siano la mia fonte di sorrisi e di scucciolature più intensa.
Vi farei vedere Pisellino e Tommino alti un paio di centimetri in più (crescono in coppia, devono essere le patatine dei gormiti che mangiano entrambi a merenda), il BambinoIndaco finalmente più quieto (tranne quando sosstiene che la sua bisnonna morta si è reincarnata in un albero in giardino), SosiaPerfettaDiWinnieThePooh che non è cambiatra di un millimetro.
E poi i nuovi....la giovane Tortellino, 3 anni e 22 chili di peso (l'ho pesata), che trotterella scansafatiche per la classe e che ogni tanto vien da te al grido di "mi fai un coccolino....?", e tu avresti bisogno di un argano per issartela sulle ginocchia.
Il giovin Cumenda, piccolo esponente di razza ariana/milanese con idee antisemite che sto cercando di scacciargli dalla cervice e un PapàArianerrimo che strangolerei con la sua cravatta di Gucci.
Andreino, un Tommino treenne in miniatura, ovverosia un Mattia in mini - miniatura.
E poi lui, il mio nuovo amore folle.
Lui, che non parla una cippa di italiano e ha passato i primi giorni a cercare di evadere scappando dalle finestre, con me a inseguirlo a corsa per il giardino.
Lui, che mi ha spinto ad armarmi di vocabolario di albanese per agevolare la comunicazione (so dire: che la mamma è a casa, il babbo è a lavorare, che non si scappa dalla finestra, che le forbici non si toccano, che si deve fare la pipì e che gli voglio bene).
Lui, che ha passato i primi giorni a studiarmi, i secondi ad usarmi come scaletta umana per arrivare ai biscotti sulla mensola, i terzi a urlare il mio nome e che da allora in poi mi ha giurato etrno amore e mi segue anche al bagno (mi regge la porta).
Lui, che profuma di acqua di colonia, ha le ciglia più lunghe che abbia mai visto, due anni e mezzo e un dignitoserrimo biberon sotto braccio.
Lui si chiama Rapi, è il fratellino più piccolo di Ruzhdi e di Arta.
Ed è il motivo per cui la mattina sorrido anche se di notte magari ho pianto un po', se anche quando mi sembrava di nona verne voglia sono arrivata in fondo alle giornate con il cuore più caldo.
Sento il suo amore incondizionato, ancora più forte di quello degli altri...perchè è piccolo, perchè è spaesato e perchè no, anche perchè sono abbastanza alta da arrivare ai biscotti.
Spero di esserne sempre all'altezza...e non solo per i biscotti.
Piciuffolandia, primo giorno di mensa dei vecchi frequentanti.
Tutti i nanetti inamidati nel loro ancor pulito grembiulino blu - la pasta al pesto porrà fine definitivamente a questo stato di cose - sgranano gli occhi con aria attonita in direzione del tavolo della sezione dei rossi.
Al posto della maestra, in sostituzione di MaestraFigliaDiMaestraSenzaSopracciglia, in maternità, ciò che nessuno avrebbe mai pensato di vedere.
Più assurdo di Supplente Monachina, più terroriozzante di MaestraPiattoPulito.
Con al collo un crocefisso più grosso di MaestraCatechista, con un culo notevolmente più piccolo di quello della sottoscritta.
Sotto i bulbi oculari attoniti di una trentina di piciuffoli a bocca aperta, c'è.
Cielo.
UN UOMO.
MaestroNulloSaccio è arrivato il primo giorno di scuola da un imprecisato paese della provincia trapanese.
O almeno così risulta dai dati mandatici dall'amministrazione, visto che il soggetto in questione si esprime a monosillabi.
Risulta non avere mai lavorato in una scuola, risulta avere la mia età e un gusto alquanto repellente negli abbinamenti cromatici dei suoi vestiti.
I maestri uomini, in un asilo - fatta eccezione per quelli di ginnastica, che però fabnno un salto ogni tanto, con un sorriso stampigliato nelle faccette per fare un po' di casino, e per questo sono amati alla follia dagli scuccioli - sono rari come un castello di sabbia in groenlandia.
Ne ricordo solo uno, sinceramente, un bonazzo assurdo che amava i bambini alla follia e con cui giustamente ho condiviso la classe nel periodo in cui ero fidanzata da circa quattro anni, nel lontano anno 2000.
Nonostante questa ottimale esperienza, la vista di un bel tipo biondo con sgargiuli occhi celesti non mi ha più rallegrato la vita piciuffolosa.
E anche questo tipo, devo dire, di allegro mi pare abbia ben poco.
Tralasciando l'aspetto fisico, creato pare per illustrare la definizione leopardiana di "natura maligna", il fatto che egli non si esprima, non agevola la costruzione di un rapporto civile, nè con noi Maestre, nè con i tappetti rossi.
Il fatto che non risponda ai nani, non li prenda per mano, o in braccio, o rivolga loro parola, o quanto meno dia loro perlomeno un'occhiata, peggiora le cose.
A sua discolpa possiamo dire che non è che egli privilegi altre attività a discapito edi quella per cui è pagato, ovvero badare ai nani: non sta attaccato al cellulare, non si allontana per fumarsi un cicchino, non passa ore a smessaggiare, non legge libri o giornali, non ha un nintendo ds infilato in una manica, non confeziona sciarpette all'uncinetto.
Egli non fa n ulla.
Guarda un punto imprecisato di fronte a sè pensando sublimamente ai cazzi suoi.
Nel preciso momento della mensa, stava spiluzzicando qualche fusillo al pesto, mentre metà dei suoi nani si stavano facendo una maschera facciale spiaccicandosi sul volto i suddetti fusilli, e l'altra metà veniva costretta a ingoiare sempre il tal formato di pasta dalla collega di MaestroNulloSaccio, la cara vecchia MaestraPiattoPulito.
Io ho distolto i miei nani dall'osservazione basita del tavolo accanto, invitandoli a spostare gli occhietti sul contenuto dei loro piattini.
Poi mi sono seduta, e ho addentato il primo fusillo.
Pisellino, seduto davanti a me, mi fa con aria cospiratrice: "Maestra, maestra...ti vado a prendere il telefono? Così chiami i vigili...!"
E io:"Ohibò, perchè? Hai parcheggiato male il carrello della spesa, ieri?"
"Ma no, Maestra! Devono venire qui e portare in prigione quello lì al tavolo dei rossi...è un uomo!!!!!!"
"Va bene, mio piccolo sopravvalutatore dei poteri degli agenti municipali - obietto - ma oltre ad essere munito della capacità di pisciare in piedi (credo), cosa ti ha fatto quel tipo?"
"E' un uomo."
"E...?"
"E gli uomini non possono mica fare i maestri, scusa...! Gli uomini devono fare i calciatori! Alle olimpiadi no, ci possono andare anche le donne...ma loro prendono la medaglia d'argento, mica d'oro"
Incantata da quella piacevole capacità del mio amato Pisellino di saltare di palo in frasca, con particolari riferimenti alla programmazione televisiva a cui è solito assistere (l'anno scorso c'eravamo impantanati su "King Arthur", se ben vi ricordate), cerco di riportare il discorso sul sessismo imperante nel suo cervello.
"Pisellino... - inizio paziente - mica solo gli uomini o solo le donne possono fare determinati lavori...di solito ogni lavoro può essere fatto da entrambi..."
"Davvero...?" - mi fa lui dubbioso.
"Davvero." - rispondo io.
"Quindi non lo arrestiamo?" - fa egli con aria mi pare un tantinello dispiaciuta.
"No- replico - non lo arrestiamo."
Il mio giovane piciuffolo china la testa sul piatto, con i neuroni messi in moto dalla mia avveniristica affermazione.
Spiluzzica qualche fusillo, un paio li ciuccia e poi li risputa nel piatto, poi all'improvviso, il suo volto si alza illuminato.
"Maestra - mi fa - ho avuto un'idea!".
"Dimmi caro..."
"Ma se lui può fare il maestro - esclama gioioso indicando MaestroNulloSaccio - allora io domani posso rimanere incinto e rimanere a casa a guardare la televisione?"
Oltre a MaestraBavetta quest'anno - almeno fino a Natale - lavorerà in classe mia anche LaRaffi, una maestra di sostegno (non è per me, anche se fra poco potrei averne bisogno), che ho conosciuto ieri: giovane e carina, col visino pulito e un'innata propensione per le coccole ai nanetti.
A loro piace a istinto, lo vedo, e di conseguenza anche a me piace molto.
Cosa molto importante (più unica che rara) ha solo tre anni più di me, il che mi lascia sperare che le conversazioni che terremo potranno anche esulare dalle vicissitudini delle badanti dei suoi anziani genitori.
Comunque, stamattina eravamo in classe, io e lei, ad osservare la massa di nani che elegantemente e dignitosamente svolgeva giochi da tavolo nella più beata quiete.
Troppo elegantemente. Troppo dignitosamente.
LaRaffi guardava loro con stupore, e me con reverenziale rispetto, alternando sguardi basiti a esclamazioni verso di me, della serie:
"Come fai a farli stare così buoni e silenziosi?" o
"Che metodo usi, che studi hai fatto?".
Sinceramente, io tendevo a guardare la piciuffoleria con aria dubbiosa.
Intendiamoci, dei gran casinisti i miei nani non sono mai stati: sono allegri e ubbidienti e portano al loro capo (I am the boss) un rispetto di cui tra qualche anno si perderà anche il ricordo.
Ma con l'innesto dei nuovi nove tappi, mi aspettavo qualche scossa diciamo di assestamento: pianti beluini, scene isteriche, vomiti verdi a getto stile esorcista...
Invece nulla.
Strano. Molto strano.
I nani operosi colorano le loro immaginucce nei margini e compongono le loro torri di didò con una quiete degna di un lagher montessoriano.
Intendiamoci, non è che la mancanza di bercii mi deprima, anzi...ma non mi convince.
Così, mentre con LaRaffi scrivo il registro ricopiando nomi, date di nascita e numeri di telefono, scruto la massa acspettando il peggio.
A un certo punto la quiete soave è squarciata da un vocio:" AHHHHHHHH! Kjfgertttsvbaqzzxd!!!!!!!!!!!!!!"
Alzo il mio capone in direzione della enigmatica esclamazione.
Bambino Kkjwsfdrjkxzxsw si avvicina a me con una chiosa rossa sulla facciotta bagnata di lacrime, tipo impronta di ceffone di piccola manina.
"Chi è stato, mio giovine Kkjwsfdrjkxzxsw ? - gli faccio io - dimmi chi è il responsabile di codesta manuccia e ti difenderò!"
" Rdwhjjjkygvdsaxzevvgmszzwq! - mi replica lui accaloratamente - gfsfrwqqq bfdsazxaswwwq!!!!"
...
"Facciamo così, piccolo vocalofobo... perchè non mi indichi chi è stato a tirarti la suddetta labbrata?""
Ed egli - che pare capire il mio idioma meglio di quanto la razza umana comprenda il suo - mi prende per la mano e mi trascina all'angolo del lego.
Continuando a vomitare consonanti mal accozzate, indica con fare accusatore la piccola NonLoSoFare, che ci guarda con astio e rancore.
Conversazione tra me e NonLoSoFare, versione meno blu e senza cappello del puffo Brontolone:
Domanda: "NonLoSoFare, sei stata tu a schiaffonare il giovane Kkjwsfdrjkxzxsw ?"
Risposta"..."
Domanda: "NonLoSoFare, sai che se non dici la verità io mi arrabbio, lo dico alla mamma e si arrabbia anche lei?"
Risposta:"Io odio la mia mamma, non la voglio. E odio te. E lui. E tutti."
Domanda:"NonLoSoFare, perchè dici così? su, chiedi scusa a Kkjwsfdrjkxzxsw , e raccontami quello che è successo..."
Risposta: "................gloshhhhhhhhhhhhhhhhh"
Un fiotto di vomito verde esplode sulle scarpe dell'attonito Kkjwsfdrjkxzxsw, mentre gli altri puffi invocano sconvolti aiuti divini e LaRaffi si precipita a chiamare CustodeEnigmista (quest'anno evoluto in CustodeSudoku).
Il caos intorno impera.
Io, che tengo ferma la testa della piccola Rosmary's baby, per evitare che la ruoti su se stessa di 360 gradi, mi sento a casa.
Quando ero piccolina, il primo giorno di scuola mi presentavo davanti a quella specie di penitenziario gestito da monache neonaziste dove ho frequentato asilo ed elementari, e per l'occasione ero accompagnata eccezionalmente sia da mia mamma che da mia sorella grande.
Ricordo la consistenza inamidata della stoffa nuova del grembiulino blu, con ancora tutti i bottoni al posto giusto, le tasche scevre di rimasugli di fazzolettini di carta, e ricordo i capelli legati stretti stretti in una fontanina al centro della testa.
La cartella (la cartella, sì, non lo zaino... quello sarebbe venuto alle medie, dove a rischio di deformazioni della spina dorsale lo portavo su una spalla sola, perchè faceva moda...) era pulita pulita, con le chiusure a posto e dentro l'astuccio con penne e pennarelli con ancora tutti i tappi, e poi quaderni nuovi e profumati di carta.
In tutte le foto dell'epoca sorridevo, ma ricordo anche cruente lotte e pianti violenti, perchè a scuola non ci volevo proprio andare.
Ricordo che a mia mamma, a nemmeno 6 anni compiuti, all'inizio della seconda elementare, proposi di andare a lavorare come cantante allo Zecchino d'oro per portare soldi a casa, come alternativa al crudele destino.
Avevo pensato anche di diventare una ladra come Occhi di Gatto, per fare un po' di soldini, ma prudentemente questa idea me la tenevo per me.
Da quando sono da questa parte della barricata, sinceramente, invece l'idea di reiniziare la scuola mi sconfinfera assai.
Dalla fine di agosto, il pensiero di riprendere la mia routine mi va.
Le sveglie appiccicaticce e le colazioni al bar, le chiacchierate coi nani e l'affetto sorridente che mi colora le giornate, le macchie di tempere sui pantaloni e nei capelli, e la borsa strabordante di disegni che ti infilano dentro di sgamo.
Sono pensieri carini.
Poi il giorno prima dell'inizio, di solito mi prende un po' d'ansia.
Mi viene un po' di nostalgia per le faccette che ho lasciato e che non ci saranno più, mi chiedo se fra un po' di tempo qualcuno di loro mi verrà a trovare...mi chiedo se i nani che già conosco saranno contenti di tornare o ci sarà da ricominciare tutto da capo, se quelli nuovi saranno un gruppo in gamba o se non sarò in grado di gestirli...se uscirò da quella classe scoraggiata con il mal di testa, o se anche quest'anno incredibilmente ce la farò a creare un legame.
Con questo spirito oggi ho iniziato, e alle 8 di mattina ero coi capelli legati in una coda e una felpa nuova rosa e celeste sulla porta di classe mia..
Alla riunione generale dell'altro giorno, avevo conosciuto MaestraNuova, che alla fine della mattinata di oggi ho ribattezzato MaestraBavetta.
Ella pare simpatica, ma il fatto che si esprima esclusivamente in palermitano stretto, e con un tono di voce particolarmente alto, non agevola, ora come ora, la comunicazione coi piciuffoli nati e cresciuti con la calata del Pieraccioni e con la sottoscritta.
Ho visto roteare numerosi punti interrogativi sulle loro teste, in mattinata, specialmente quando all'ora di colazione invece dei bavagli ha intimato loro di andare a prendere le bavette (da qui il soprannome).
Particolarmente divertente è stato il dialogo con LeonardoLuigiGiulio (si chiama davvero così, giuro), mini rugbista alto credo poco meno di un metro e 90 per 90 chili, arrivato un mese fa, alla veneranda età di 4 anni e mezzo, dalla verde padania.
Il giovin milanese cercava di spiegare a MaestraBavetta la presenza di un grosso geco sul tetto della casina.
Dopo vani tentativi interpretativi, la collega è andata a prendere dello scottex al bagno, pensando che il nerboruto ragazzino le stesse chiedendo di soffiarle il naso.
A parte questo, il momento dell'arrivo è stato certamente il più pesante di tutta la giornata.
I bambini, infatti, sanno benissimo aspettare il loro turno. Arrivano contenti e ti danno un grosso bacio, ma si mettono poi tranquilli a giocare permettendoti di salutare tutti quanti, aspettando pazientemente l'acquietarsi del caos.
Disgraziatamente i loro genitori non sono altrettanto bravi.
Mamma di BambinaAssenteista, dopo che per un anno avremo visto la sua nana circa tre volte, si è fatta largo spintonando gli altri procreatori per consegnarmi una campana da mucca piumata - non sto scherzando- souvenir delle sue vacanze a Livigno.
La mamma del Rugbista Padano, che argutamente non si era presentata alla riunione, cercava di prendermi da parte per raccontarmi la storia della sua vita e della sua separazione dal Rugbista Senior, che furbescamente ha scelto di comunicare al figlio ieri sera, tanto per farlo cominciare con il piede giusto.
MammaIndaco saltellava cercando di attirare la mia attenzione, spiegandomi che il figlio mi aveva nominata per tutta l'estate. La terribile creatura da lei generata, girava silenzioso e torvo per la classe con uno stetoscopio in mano.
Sinceramente non so cosa volesse e a cosa servisse l'attrezzo medico, visto che mi sono concentrata per non farle caso, dirottando poi abilmente i suoi vaneggiamenti su MaestraBavetta.
Sono stata poi placcata dalle mamme di due new entry, BambinaNonLoSoFare e RingoGirl.
La prima deriva il suo soprannome dalla risposta che dà a qualsiasi domanda.
"Fai un disegno?" e lei: ""Non lo so fare".
"Cantiamo una canzone?" "Non lo so fare"
"Vuoi fare merenda?" "Non lo so fare"
"Come ti chiami?" "Non lo so fare".
"Puoi smetterla gentilmente di estirpare con tutta la radice i capelli alla tua compagnuccia?" "Non lo so fare".
RingoGirl invece l'ho conosciuta alla riunione coi genitori, ai quali era stato detto in 456 lingue conosciute o semi estinte di non presentarsi coi bambini.
Tale nana - ovviamente presente - girellava dignitosamente dall'altro della sua rotonda bassezza per la scuola.
"Ciao - mi fa la bassa pallottola quando incrocia la mia persona- ce l'hai un biscotto?".
Io - che non giro mai senza la giusta scorta di calorie - mi frugo in borsa e le dò un ringo.
La giovane idrovora lo ingoia soddisfatta.
"Allora ti voglio bene" - mi fa, e se ne va ballonzolante.
Fine dell'inserimento, alè!
Le mamme delle due strane creature, comunque, mi placcano cercando di spiegarmi quanto le loro sensibilerrime figlie si adorino e, essendo cresciute insieme, siano inseparabili.
Tutto questo mentre le piciuffole in questione, alle loro spalle, si stanno picchiando e mordendo contendendosi il possesso di un pezzo di lego giallo.
Frattanto, Mamma di SosiaPerfettadiWinnieThePooh incombe nell'aula con una telecamera gigantesca che a me ricorda tanto "The blair witch proget".
Babbo di Samu intanto urla con un imbarazzato babbo di Kledi (albanese) dicendo che è assurdo che ci mandino la maestra terrona che non parla italiano, e che scriverà una lettera al ministro (c'è speranza di avere Bossi in cattedra, dunque?)
Restando in argomento, Mamma di BambinoAffogatoNelGel mi chiede come mai da noi non c'è il maestro unico della riforma, mentre un BabboBabbeo mi chiede gentilmente io quale materie insegni (volevo rispondere trigonometria ma mi sono morsa la lingua).
Mamma Kkjwsfdrjkxzxsw parla sottovoce in un idioma a me sconosciuto con il GiovneFiglio, il quale cercherà per il resto della mattinata di rivolgersi anche a me e agli altri nani nella stessa maniera, accogliendo con disdoro la triste realtà che noi non parliamo quel dialetto simil marziano.
Le mamme e i babbi di Tommino, di Pisellino, della Celeste e della Martina mi salutano gentilmente e vanno via, unici baluardi della sanità mentale della popolazione genitoriale.
Alle 9 e mezza riesco a buttare tutti fuori, chiudo la porta e respiro.
I nani sono seduti in cerchio, così carini che sembrano finti.
Nessuno piange, nessuno strilla, e tutti stanno seduti.
MaestraBavetta si congratula con me per come li ho educati, io li guardo dubbiosa e nella mia mente si fa largo il fondato sospetto che durante l'estate siano stati sostituiti tutti con dei cloni.
La mattinata va bene, ebbene sì.
I nani piccoli stanno in braccio a turno, e quelli nuovi accompagnano pazientenente i piciuffolini a fare le varie attività.
Pochi i fuori programma:
BambinoIndaco cerca di strangolare RingoGirl con lo stetoscpopio rubato al Dottor House, urlando di lasciarlo fare, perchè lui è un neurochirurgo e "sa quel che fa".
Bambino Kkjwsfdrjkxzxsw rifiuta di giocare con i suoi pari, a suo parere credo affetti da qualche forma di afasia, per conversare ambilmente sottovoce seduto sul prato con le ben più logorroiche formichine.
BambinaNonLoSoFare ha un a crisi isterica quando le si impedisce di fare lo scalpo alla BabyHelloKitty per rubarle la passata del suddetto personaggio.
A parte tali piccoli particolari, mezzogiorno arriva presto.
I piciuffoli vecchi e nuovi sciamano via alla spicciolata salutando con le manine fanghicciose, accompagnati dai genitori vagamente stupiti di non vedere solchi di lacrime di dolore sul volto dei salterellanti gnometti.
Io saluto tutti, mi fermo a fare due chiacchiere con un paio di genitori, e mi concedo di respirare senza roteare la vista a 360 gradi.
Poi mi prendo un caffè e torno in classe, per finire di fare l'orario con MaestraBavetta.
Mi dondolo avanti e indietro sulla sedia, annuendo a qualsiasi richiesta della buffa collega, con la testa in realtà un po' da un'altra parte.
Poi, verso l'una, sento un tocchettio alla porta.
"Avanti!" - faccio.
Nulla.
"Avanti!" - ripeto.
E la porta si apre.
Con un grembiule blu che mi pare troppo grande anche per lui, e uno zaino grande grande in spalla, sta fermo sulla porta.
E' bellissimo.
Gli corro incontro e con un po' di fatica lo sollevo da terra, e allora anche lui si scioglie e si getta in braccio con un abbandono che conosco bene.
I genitori dietro sorridono, e rimangono in disparte.
Lui si stacca un attimo e apre la cartella, tira fuori un disegno e me lo dà.
le maestre gliel'hanno fatto fare uno per il babbo e uno per la mamma, mi spiega, ma lui l'ha voluto fare uno anche per me.
Io lo prendo e lo abbraccio di nuovo, e sono felice, e confusa, e poi ancora felice, e poi tante cose insieme.
Gli metto una manciata di caramelle in mano, poi riguardo il disegno, e poi lo abbraccio ancora un po'.
Il mio Mattia, coi capelli corti corti, col nasino bruciato dal sole e il grembiule da grandi con le tasche pulite e tutti i bottoni a posto.
Sono reduce da una serata a giro per una decina di locali per festeggiare il "Benritrovate dopo le ferie" con Amica K e SilviaCasaMia.
Praticamente dalle 8 - ora in cui con tre daiquiri ci siamo messe a sgranare come buzzurre all'aperitivo in un locale in centro - fino a venti minuti fa - quando abbiamo preso l'ultimo birrino medio doppio malto in uno dei miei pubbettacci preferiti - non abbiamo fatto altro che devastare il fegato con sostanze alcooliche di varia provenienza (solo io e la K, non temete...la SilviaCasaMia che guidava è astemia...).
Ora. Io sono sdraiata sul letto, di un umore devo dire ottimo, senza il minimo accenno di sonno, mentre fisso le stelline fosforescenti attaccate al soffito (regalo dell'ex) stranamente semoventi, con faccia mi rendo conto un po' ebete.
Se potessi dormire fino a mezzogiorno come nei giorni precedenti, domattina, sarebbe l'ideale.
Sfortunatamente domani mi devo presentare a scuola mattina e pomeriggio, per ridare un aspetto umano alla mia classettina devastata dai vandali dei centri estivi e per conoscere i genitori dei bambini nuovi (che credo non gradirebbero una custode dei loro nani con chiari postumi da sbornia).
Se poi è proprio il mio giorno fortunato, mi dovrebbe arrivare anche MaestraNuova, e credo che dormire sulla cattedra mentre lei mi si presenta, potrebbe non gettare le basi di un buon rapporto futuro.
Quindi mi rivolgo a voi.
Sì, proprio a te con il monociglio e lo sguardo vispo, e a te con la ricrescita nera sotto le meches e il pigiamino della pucca...
Uno di voi mi venga a dare una botta in testa per farmi dormire adesso, e un'altro mi svegli con cappuccino e brioscina domattina verso le 8, please.
A cosa serve avere un blog, sennò?
Fra circa un'ora partirò per Grosseto, dobve resterò tre giorni per salutare cordialmente il mare, e soprattutto per partecipare alla festa di compleanno di Gioele, il mio seccherello nipotino (egli mangia esclusivamente nutella e pasta all'olio) che compie 7 anni domenica.
Prima di ripartire per Firenze, alla fine di agosto ho avuto la malagurata idea di chiedergli che cosa desiderasse da me di regalo.
E lui, che alla sua giovane età ha bell'e capito che nel cervello della zietta c'è un monte di spazio per le informazioni inutili, ma poco per quelle fondamentali, ha preso il mio giornalino di sudoku e mi ha scritto, con un corsivo perfetto, il nome del videogioco che voleva.
"DRAGON BALL Z TENCAICI BUDOKAI 3"
Bene.
Ho passato la giornata di oggi a cercare questa cosa dal nome orientaleggiante, ma nulla.
Prima di spezzare il cuore al giovin virgulto, si accettano consigli, per favore.
La tensione era forte, come un vento gelido che ci scorreva sulla schiena.
C'era chi cercava di dissimularla con falsi sorrisi e battute stentate, ma il sudore alle mani e il tremolio nel tenere in mano penne e fogli, tradiva quello che era lo stato d'animo generale.
Pochi presenti si guardavano negli occhi, mostrando almeno imbarazzo davanti al palese tentativo di tradire che avevi accanto, dopo pochi o tanti anni di duratura amicizia o perlomeno di onesta stima.
Ma la posta in gioco era alta.
Troppo alta.
E tutti lo sapevano.
Al momento della decisione, le discussioni sono cessate di colpo.
Non c'erano parole, nessun discorso sarebbe stato abbastanza, e la realtà all'improvviso è stata chiara a tutti.
Così, mentre nell'aria si disperdevano gli ultimi vani tentativi di dialogo, una quindicina di paia d'occhi si sono posate sullo stesso punto.
Il bianco del contenitore era accecante.
I secondi insostenibilmente silenziosi.
Poi, la dura sentenza rompe il mutismo generale.
E mentre due persone si abbracciavano con la gioia palesemente dipinta sui volti, infischiandosene sprezzantemente dei sentimenti spezzati che vorticavano loro attorno, il resto era solo buio.
Le lacrime che in qualche caso erano lì lì per sgorgare sono state orgogliosamente trattenute, ma il dolore di anime spezzate squarciava l'aria nuvolosa e umida di questo doloroso inizio settembre.
Nessuna speranza, nessun colpevole, alla fine.
Solo il fato crudele, che gioca a dadi con destini e sentimenti dei presenti.
...
...
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(Dopo un'ora e mezzo di aspre discussioni all'insegna di frasi tipo:"Io l'ultima volta l'ho tenuto quando il Ceccherini frequentava ancora la materna" e "I miei bambini devono esercitare di più il culo perchè hanno già la cellulite", abbiamo optato per evitare spargimenti di sangue ed estrarre a sorte.
I nostri nomi son stati scritti su pezzettini di carta appallottolati e ficcati in un bicchierino del caffè.
Con mio sonno disdoro l'estrazione è stata fatta dalla rediviva lampadata PseudoCapaStronza.
MaestraNicotina eMaestraTacchiASpillo hanno esultato per il resto della mattinata, facendoci il gesto dell'ombrello al momento in cui è stato letto il colore della loro sezione.
Noi avremmo voluto batterle in terra come tappetini, ma abbiam dovuto subire, e in silenzio, perchè tanto non c'era più nulla da fare.
Quest'anno lo scivolo tocca ai gialli.)